Le ciambelline al vino non nascono solo per essere raccontate, ma anche per essere assaporate. Nelle case, nelle cucine dove il tempo non era un problema e le ricette non avevano titoli. Farina sul tavolo, vino sul fondo del bicchiere, mani che impastano senza misurare troppo. A Roma è sempre andata così, con quel ritmo lento e familiare che trasformava ingredienti semplici in qualcosa di essenziale per la quotidianità.
Le ciambelline al vino romane sono figlie di una cucina contadina, concreta, poco incline agli sprechi. Un dolce da fine pasto, semplice, asciutto, pensato per durare qualche giorno e per accompagnare il vino più che per rubare la scena. Non erano un premio, né una concessione. Erano parte della tavola, come il pane, un elemento quotidiano che univa la famiglia intorno a sapori autentici e genuini, senza fronzoli o eccessi.
L’origine delle ciambelline al vino
La loro storia è legata a doppio filo al vino fatto in casa. Nelle zone intorno a Roma, soprattutto nei Castelli Romani, il vino non mancava mai. Quando arrivava il momento della vendemmia, si cucinava di più, si ospitava di più, si mangiava insieme. Le ciambelline al vino nascono lì, come dolce da condividere, spesso preparato in grandi quantità, per celebrare il raccolto e rafforzare i legami comunitari.
In molte famiglie venivano chiamate anche “ciambellette” o “‘mbriachelle”, proprio perché il vino non era solo un aroma, ma uno degli ingredienti centrali. Si mangiavano senza troppe formalità, spesso intinte nel vino stesso. Un gesto semplice, ripetuto mille volte, che oggi fa quasi sorridere per quanto è diretto. Aò, damme na ciambella co’ ‘sto vino che se beve mejo!
Una ricetta che non ha mai avuto bisogno di cambiare
La ricetta originale delle ciambelline al vino è rimasta immutata nel tempo, fedele ai suoi principi basilari. Nessun lievito. Nessun burro. Nessuna scorciatoia. Farina, zucchero, olio extravergine d’oliva e vino. Tutto qui, in una combinazione essenziale che resiste alle mode e alle variazioni moderne, mantenendo quel sapore autentico che evoca le origini contadine.
L’impasto si lavora a mano, senza fretta. Si forma la classica ciambella, si passa nello zucchero e si inforna. Il forno deve asciugarle, non gonfiarle. Quando escono, devono essere dorate, asciutte, compatte. Se risultano morbide o friabili, qualcosa non torna. La versione romana è così: secche quanto basta, pensate per accompagnare, non per sciogliersi, ideale per un momento di pausa dopo un pasto sostanzioso.
Vino rosso o vino bianco: cambia il carattere
Nella tradizione non esiste una sola versione. Le ciambelline con vino rosso hanno un gusto più deciso, più rustico, spesso legato ai vini locali più strutturati. Quelle con vino bianco sono più delicate, leggermente più profumate, molto diffuse nei Castelli Romani.
Non c’è una scelta giusta. Dipende da cosa c’era in casa, da che vino si faceva quell’anno, da come cucinava chi stava davanti al tavolo. Anche per questo le ciambelline al vino sono rimaste così legate alla memoria: ogni famiglia ha in testa le “sue”, con sfumature personali che rendono ogni dolce unico e irripetibile.
Le ciambelline al vino di Pistamentuccia
Da noi le ciambelline al vino romane si fanno con il vino rosso, senza reinterpretazioni forzate, senza ingredienti che non servono. La ricetta originale resta quella, con l’aggiunta di un po’ di scorza di lime grattugiata fresca, e un tocco di anice nell’impasto, regalando un aroma agrumato e rinfrescante che bilancia la rusticità romana con una nota vivace e inaspettata, che qui da Pistamentuccia non manca mai.
Arrivano a fine pasto, quando hai già mangiato bene e non hai voglia di un dolce costruito. Le prendi, le spezzi, magari le intingi nel vino. Non c’è bisogno di spiegare altro. Roma funziona così: poche parole, gesti chiari. E mo’ magna, che ste ciambelle so’ bbòne come quelle de nonna!
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